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Reparto Radiologia Regina Margherita2021-07-15T02:59:12+00:00

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La bambinizzazione di un reparto

La bambinizzazione di un reparto serve a garantire una degenza più serena, un ambiente colorato e decorato con immagini che i bambini riconoscano e sentano vicine al loro mondo. Sono stati così decorati l’ingresso del Regina Margherita, i reparti di Chirurgia di media e alta complessità ed il Pronto Soccorso e le sale della Radiologia.

 

Bambinizzare significa anche fornire ospitalità ai genitori che arrivano da lontano, offrire attività di svago per i piccoli pazienti che, così, si sentono meno malati e non percepiscono più l’ospedale come un luogo triste, di sofferenza, ma come un posto dove il dolore e la malattia scompaiono … dove si guarisce.

“Quando un adulto vede un bambino preoccuparsi per qualcosa, spesso sorride pensando alla banalità del problema. Ma così facendo trascura il fatto che il disagio maggiore non è dato tanto dalla serietà oggettiva della questione da risolvere, quanto piuttosto dal senso di solitudine e di impotenza che quel bambino prova in quel momento. E in realtà quel sorriso bonario, anziché aiutare, può giungere a incrementare proprio quel senso di inadeguatezza che costituisce l’ostacolo principale da superare. Le preoccupazioni affrontate dai più piccoli sono spesso amplificate proprio dalla incapacità degli adulti di comprendere i loro vissuti e quindi di rispondere adeguatamente ai loro bisogni di sicurezza.”

La separazione dal nucleo familiare, il distacco dalle abitudini quotidiane, la necessità di adeguarsi ai nuovi ritmi istituzionali, la parziale rinuncia alla privacy, lo stato di inevitabile dipendenza dagli altri sono condizioni finora considerate quasi fisiologiche per qualunque ricoverato. I mali minori, i danni collaterali da accettare con rassegnazione, certi che l’obiettivo veramente importante che l’ospedale sta perseguendo in quel momento sia la cura della malattia che ha investito il corpo. Tuttavia, il forte cambiamento culturale che sta attraversando i processi di diagnosi e cura e che sposta il fuoco dell’attenzione dalla malattia al benessere complessivo della persona malata non può prescindere dall’affrontare questa contraddizione: che la ricerca della restituzione del benessere fisico avvenga forzando – e talvolta calpestando – quello psichico e sociale.

La rivoluzione “copernicana” che si sta facendo strada, e che la Fondazione CMP Ballerini appoggia in pieno, lentamente e con fatica, negli ospedali, dovrà perciò riguardare al più presto anche le prestazioni di servizi tecnici e generali. Occorre che le esigenze degli utilizzatori – in questo caso i bisogni della persona malata, dei bimbi malati – diventino allo stesso tempo l’obiettivo perseguito dall’ospedale, lo stimolo per innestare un nuovo modello organizzativo e il driver, il vero segreto del successo dell’istituzione. La qualità che i piccoli utenti-pazienti percepiscono durante il ricovero, infatti, insieme alla qualità reale, non soltanto è elemento essenziale del giudizio che il paziente darà all’esperienza, ma influisce positivamente anche sull’atmosfera umana dell’ospedale e sui rapporti tra utilizzatori e addetti producendo un miglioramento dei percorsi di cura. La creazione di un ambiente a misura d’uomo, confortevole e amico, sarà dunque la prossima sfida che l’ospedale dovrà affrontare, nella struttura fisica e nell’organizzazione dei servizi. L’architettura, gli arredi, le finiture, i colori, le qualità materiche, la segnaletica, i suoni e gli odori, la temperatura, l’umidità e la ventilazione, la luminosità, la vista, la pulizia e l’igiene: tutto dovrà comunicare calore e accoglienza, non freddezza tecnica, ostilità e paura. Occorrerà garantire ai pazienti e ai visitatori privacy, comfort, accoglienza, ascolto, orientamento, trasparenza, comunicazione e informazione. In un luogo sempre più pervaso dalla tecnica, l’ergonomia dovrà guidare l’interrelazione tra uomo, macchina e ambiente. Un occhio di riguardo, inoltre, l’ospedale dovrà prestare alla responsabilità verso la collettività nel suo complesso: ciò imporrà una maggiore attenzione alla tutela ambientale e alla sostenibilità. Il tutto per dar vita a un ospedale che abbia al suo centro il malato e che allo stesso tempo si ponga come struttura viva e “compatibile” all’interno dello spazio antropico.

Bambinizziamo e coloriamo il mondo, perché vivere a colori anche i momenti difficili fa bene al corpo e alla sua ripresa, oltre che alla mente.